Inghilterra

Il periodo storico compreso tra la seconda metà del XIX e gli albori del XX secolo coincide per l’Inghilterra con un momento particolarmente florido e significativo: il paese vive una fase di stabilità e sicurezza politica, nonché di intenso espansionismo, di natura sia mercantile che militare.
Queste spinte espansionistiche e coloniali portano, tra le altre cose, all’interesse per le esplorazioni geografiche, spesso accompagnate dal gusto dell’avventura e della scoperta. L’età Vittoriana è dunque per il mondo britannico il momento in cui si formano e giungono a maturazione le prime, pionieristiche, esperienze di archeologia, nelle quali, anche se con un ruolo del tutto marginale, si inseriscono anche alcune brillanti figure femminili.
Negli ultimi decenni del XIX secolo le donne del ceto medio-alto inglese si avvicinano al mondo dell’accademia: nel 1871 per la prima volta hanno accesso alle lezioni universitarie, e a partire dal 1881 sono ammesse agli esami. Una componente essenziale dei percorsi educativi dei giovani di nobile estrazione in questo periodo storico è il viaggio, dapprima soprattutto verso l’Italia, considerata patria dell’antico, poi anche verso l’Oriente, soprattutto l’Egitto. In questo modo per molti dei giovani studiosi, e presto anche per alcune studiose, il viaggio diventa esplorazione, e si avvicina in molti casi all’archeologia.

L’Università di Cambridge vede nel 1851 l’istituzione della prima Cattedra di Archeologia, voluta e personalmente finanziata dall’antiquario John Disney. Da allora la cattedra, molto attiva, si avvale della collaborazione con fondi e istituzioni private, con il cui supporto conduce ricerche scientifiche.
Negli anni ’30 del 900, in un’ottica del tutto avanguardistica, l’ateneo offre per la prima volta la prestigiosa cattedra Disney a una donna: Gertrude Thompson, distintasi, oltre che per la carriera archeologica, anche per i ruoli e l’impegno istituzionale. La Thompson rifiuta, e pochi anni dopo il posto viene offerto a Dorothy Garrod, che nel 1939, insediandosi, diventa dunque ufficialmente la prima docente donna dell’Università di Cambridge.

All’University College di Londra, alternativa laica ai grandi atenei storici di Oxford e Cambridge, inizia sin dai primi anni a dare spazio a studenti di differente estrazione sociale e razza, oltre che a includere a pieno diritto, e con pieno riconoscimento dei titoli accademici, le studentesse donne. È qui che si formano numerose donne archeologhe: Margaret Murray (che per prima, nel 1924, vi otterrà poi anche il titolo di docente) Gertrude Thompson, Tessa Verney Wheeler, Grace Simpson. Quest’ultima sarà, oltretutto, nel 1960, la prima donna archeologa inglese a conseguire, presso lo stesso ateneo, il dottorato di ricerca.

Il ruolo riservato alle donne nei contesti di ricerca sul campo (scavi e missioni archeologiche) è spesso marginale: difficilmente esse dirigono lo scavo e coordinano gli operai sul campo. Le mansioni femminili in missione sono soprattutto relative allo studio e alla catalogazione dei reperti, dato che emerge anche nelle pubblicazioni scientifiche.
Sebbene non curino quindi in maniera ufficiale gli aspetti macroscopici delle missioni di scavo, molte di queste donne sono però totalmente attive e partecipative sul campo. Alcune di esse, si pensi a Hilda Petrie, Mary Leakey, Sarah Belzoni, Tessa Verney Wheeler, lavorano instancabilmente al fianco di compagni e mariti archeologi: il loro contributo è concreto, gestionale, organizzativo, e soprattutto è scientifico.
A partire dal periodo tra le due guerre, quando le archeologhe donne entrano a tutti gli effetti nel mondo dello scavo archeologico, ad esse sono comunque riservate attività marginali, quali lo studio dei materiali, il rilievo, la fotografia, la musealizzazione. Nonostante questa generale tendenza, non mancano le figure di spicco, che emergono in maniera netta per l’avanguardia metodologica del loro approccio, basti pensare a Grace Mary Crowfoot, pioniera nello studio dei tessuti, e a Kathleen Kenyon, prima sperimentatrice del metodo del Carbonio 14 di Libby in archeologia.

Progetto

World Woman Archeology

BIBLIOGRAFIA:
  • G.M. Cohen, M. S. Joukowsky, Breaking Ground: Pioneering Women Archaeologists, University of Michigan Press 2006.
  • M. Diaz-Andreu, M.L. Stig Sørensen, Excavating Women, A History of Women in European Archaeology, London, New York: Routledge, 1998.
  • O. Hellerstein, L. P. Hume, and K. M. Offen, Victorian women: a documentary account of women’s lives in nineteenth-century England, France, and the United States, Stanford 1981.
  • Meskell, Archaeologies of social life. Age, Sex, Class et cetera in Ancient Egypt, Oxford: Blackwell Publishers, 1999.