Durante il XIX secolo nessuna donna ha lavorato come archeologa in Spagna anche se esistevano donne interessate all’antichità come la Marquise de la Casa-Loring che creò un museo privato nella sua hacienda “La Concepción” vicino Málaga. Dal 1868 fu concesso alle donne di frequentare l’università ma tra il 1880 e il 1910 si rese necessario ottenere un permess. Il primo anno ci fu una sola donna iscritta ma già nel 1928 erano diventate 441. Questo aumento fu possibile grazie all’apertura verso le donne del Cuerpo Facultativo de Archiveros, Bibliotecarios y Arqueólogos nel 1913. Dal 1916 al 1939 furono istituite in Spagna solo due cattedre di archeologia, entrambe in preistoria, mentre nei dipartimenti di storia antica e medievale gli scavi archeologici erano completamente ignorati.
Pilar Fernández Vega fu la prima curatrice di un museo mentre Felipa Niño y Mas fu la prima archeologa di professione anche se il suo lavoro si svolse tra archeologia, antiquariato e storia dell’arte. Olimpia Arozena Torres fu la prima donna a tenere corsi di Archeologia, Epigrafia e Numismatica all’Università di Valencia come auxiliar, sotto la direzione di Luis Gonzalvo Paris.
Con l’inflazione in costante aumento durante gli anni della prima guerra mondiale il lavoro femminile era divenuto una necessità. Già nel 1924 si era riconosciuto alle donne capofamiglia il diritto di voto che nel 1931 fu esteso a tutte le spagnole al di sopra dei 21 anni. Nel 1936 il generale Francisco Franco con un colpo di stato provocò una guerra civile che durò fino al 1939. Con la sua vittoria le donne persero alcuni dei diritti che avevano acquisito e loro doveri fondamentali furono considerati il sacrificio e la sottomissione agli uomini e l’esclusione dalle attività socio-politiche. Questa ideologia significò non solo una minore possibilità di carriera ma anche una sorta di incompatibilità non scritta tra la carriera professionale e la famiglia.
Negli anni Quaranta le donne rappresentavano il 70% di coloro che passavano l’esame di stato per la sezione Musei mentre negli anni Sessanta erano appena il 20% ma anche quando erano la maggioranza lavoravano soprattutto ai livelli più bassi. Ancora negli anni Sessanta solo poche donne erano direttrici di musei nazionali ed era più comune trovarle nei musei provinciali. Fino alla seconda guerra mondiale, infatti, l’archeologia spagnola coincise con la storia dell’arte, concentrandosi principalmente sugli oggetti di periodo classico. Per questo motivo non bisogna sovrastimare il ruolo delle “archeologhe” pioniere che, come la stragrande maggioranza delle loro colleghe fino agli anni Settanta, non sono quasi mai state coinvolte nel lavoro sul campo. Le donne, infatti, raramente erano prese in considerazione per gli scavi e anche questo rese più difficile la loro integrazione accademica. Nelle università le donne riuscirono a lavorare come docenti solo negli anni Sessanta, in precedenza avevano ricoperto solo posizioni minori come quella di ricercatrice (lecturing) o avevano tenuto laboratori senza ricevere uno stipendio.
Ana María Muñoz Amilibia nel 1965 fu la prima donna a ottenere un lavoro ufficialmente retribuito nell’università come ricercatrice (assistant – adjunta). Proprio in questo periodo le donne iniziarono a partecipare attivamente anche agli scavi e alcune di esse da ricercatrici (assistants) divennero professoresse associate (lecturers – agregadas) e, in particolare, sempre Ana María Muñoz Amilibia nel 1975 superò le prove per diventare professoressa ordinaria (professor – catedrática).
Le archeologhe spagnole spesso non pubblicavano o lo facevano poco e per questo molto spesso sono state dimenticate. Recuperare la memoria di queste donne è l’obiettivo di “ArqueólogAs. Recuperando la memoria: recorridos femeninos en la Historia de la Arqueología española (siglos XIX y XX)”. Questo progetto che coinvolge 16 specialisti, guidati da Margarita Díaz-Andreu dell’Università di Barcellona, ha previsto la creazione di un sito web (https://www.ub.edu/arqueologas/).
Progetto
World Woman Archeology
Scheda
BIBLIOGRAFIA:
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- Dìaz-Andreu, Spanish woman in a changing world, in M. Dìaz-Andreu e M. L. Stig Sørensen (a cura di), Excavating Women. A history of women in European archaeology, London 1998, 111-126.
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M. Dìaz-Andreu, G. Mora, J. Cortadella, M. Pons Historia (a cura di), Diccionario Histórico de la Arqueología en España (siglos XV-XX), Madrid 2009.
- Díaz-Andreu, N. Sanz Gallego Women in Spanish archaeology, in S. Nelson, P. Nelson, A. Wylie (a cura di) Equity Issues for Women in Archaeology. Archaeological Papers of the American Anthropological Association 5. Washington 1994, 121-130.
